{"id":363,"date":"2021-01-25T16:10:38","date_gmt":"2021-01-25T16:10:38","guid":{"rendered":"https:\/\/psicoterapiacognitivasdb.ch\/?p=363"},"modified":"2021-02-03T10:50:10","modified_gmt":"2021-02-03T10:50:10","slug":"gli-attacchi-di-panico-cosa-sono-come-riconoscerli-e-come-superarli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/psicoterapiacognitivasdb.ch\/?p=363","title":{"rendered":"Gli attacchi di panico: Cosa sono, come riconoscerli e come superarli"},"content":{"rendered":"<p>Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP), \u00e8 un problema che affligge il 3% della popolazione, quindi una percentuale molto alta, e si stima inoltre che tutti nella vita, almeno una volta abbiamo provato una sensazione di panico.<br \/>\nIl panico non \u00e8 altro che una manifestazione molto intensa dell&#8217;ansia, su una scala da 0 a 10, ove 0 \u00e8 il rilassamento completo e 10 \u00e8 il panico, ovvero una paura molto intensa.<br \/>\nL&#8217;ansia \u00e8 una delle emozioni fondamentali dell&#8217;uomo, insieme alla tristezza, alla rabbia, alla gioia e al disgusto.<br \/>\nE&#8217; un segnale d&#8217;allarme, che deriva dalla percezione di un pericolo, reale o irrazionale che sia, in seguito al quale la nostra mente ci avverte che dobbiamo fare qualcosa per allontanarci il pi\u00f9 rapidamente possibile dalla fonte del potenziale pericolo,\u00a0 reale o irrazionale che sia.<\/p>\n<p>Per esempio: immaginate di uscire dalla porta di casa e trovarvi di fronte un leone, ovviamente vi spaventerste e molto probabilmente entrerste nel panico.<br \/>\nIl vostro cuore inizier\u00e0 a battere pi\u00f9 velocemente, il vostro respiro si far\u00e0 pi\u00f9 frequente e superficiale, inizierete a sentire caldo, a sudare e tremare, e pu\u00f2 essere anche che &#8220;ve la facciate addosso&#8221; per la paura.<\/p>\n<p>Tutte queste sensazioni non sono altro che risposte fisiologiche appropriate che il vostro corpo, di fronte ad un pericolo, mette in atto, allo scopo di farvi scappare il pi\u00f9 velocemente possibile dalla fonte del pericolo stesso.<br \/>\nMa per scappare il pi\u00f9 velocemente possibile, il corpo ha bisogno di avere le risorse per farlo, ovvero:<br \/>\n1- deve avere una pressione sanguigna aumentata, allo scopo di portare pi\u00f9 sangue ai muscoli periferici degli arti, che mi permettano di correre pi\u00f9 velocemente;<br \/>\n2- il respiro diventa corto e affannoso (iperventilazione) con lo scopo di incrementare la quantit\u00e0 di ossigeno nel sangue, per dare pi\u00f9 forza ai muscoli e rendervi pi\u00f9 vigili e selettivi (se il leone si muove lo osservo pi\u00f9 nitidamente);<br \/>\n3- aumenta la sudorazione, il metabolismo accelera perch\u00e9 devo bruciare di pi\u00f9 per avere pi\u00f9 energia per scappare.<\/p>\n<p>Che cosa succede per\u00f2 se lo stimolo che mi fa allarmare, non \u00e8 il leone, ma un pensiero nella mia testa (es. &#8220;oddio cos&#8217;\u00e8 questa strana sensazione che sento? Sto per avere un infarto? Non riuscir\u00f2 pi\u00f9 a respirare, impazzir\u00f2&#8221; )?<br \/>\nSuccede che il mio corpo comunque riceve dalla mia mente un segnale di pericolo , che per\u00f2 non \u00e8 reale, non si palesa di fronte ai miei occhi, il leone non c&#8217;\u00e8, ma io ho paura lo stesso, temo di poter star male, che nessuno mi aiuter\u00e0.<br \/>\nIl mio corpo quindi metter\u00e0 in atto sempre le stesse reazioni fisiologiche descritte sopra (accelerazione del battito cardiaco, respiro affannoso, sudorazione, ecc.) con lo scopo di farmi scappare il pi\u00f9 velocemente possibile dal potenziale pericolo, anche se non lo vedo di fronte a me ma \u00e8 un mio pensiero.<br \/>\nQuesto pensiero , che definiamo &#8220;disfunzionale&#8221;, e che \u00e8 la causa degli attacchi di panico, si chiama &#8220;pensiero catastrofico&#8221;, e spinge la persona ad attribuire\u00a0 un significato catastrofico ad un suo sintomo e\/o sensazione fisica\u00a0 (come per esempio la tachicardia , credendo di essere sul punto di fare un infarto e quindi di morire),\u00a0 provando percio&#8217; paura intensa ed inducendo una risposta fisiologica in linea con tale emozione.<br \/>\nSentir\u00e0 quindi\u00a0 tachicardia, respiro affannoso, nodo in gola, sudorazione, magari nausea, come se veramente ci fosse &#8220;il leone pronto ad aggredirla&#8221;. Questi sintomi farano spaventare moltissimo l&#8217;individuo,\u00a0 in quanto non ne capir\u00e0 l&#8217;origine ed inizier\u00e0 a pensare di avere qualcosa che non v\u00e0, di non stare bene, addirittura appunto di poter avere un infarto, di morire, svenire, impazzire, ecc.<br \/>\nIl pensiero catastrofico percio&#8217; non fa altro che aumentare l&#8217;ansia ed autoalimentarla.<\/p>\n<p>La paura di poter impazzire che molte persone con il disturbo di panico hanno durante un attacco, \u00e8 legata alla sensazione di stordimento che si ha durante l&#8217;attacco di panico. Spesso infatti si ha la vista annebbiata e una sensazione di non realt\u00e0, di &#8220;strano&#8221;, confuso.<br \/>\nQuesta sensazione si chiama derealizzazione e non \u00e8 altro che la conseguenza del maggior carico di ossigeno nel sangue dovuto all&#8217;iperventilazione messa in atto quando scatta il panico.<br \/>\nQuesto avrebbe lo scopo di aiutare la vista a focalizzare meglio\u00a0 la fonte di pericolo e controllarla, ma che se \u00e8 un pensiero il pericolo, non possiamo osservarlo e quindi generer\u00e0 questa spiacevole sensazione di distacco e stordimento.<\/p>\n<p>Una delle conseguenze del panico pi\u00f9 frequenti \u00e8 l&#8217;evitamento, cio\u00e8 la persona comincia ad evitare luoghi e situazioni in cui ha avuto il panico, per la paura di star male ancora. Cos\u00ec facendo ha un immediato sollievo dall&#8217;ansia, che per\u00f2 a lungo andare non fa altro che confermare alla persona di non essere pi\u00f9 in grado di fare certe cose, abbassando notevolmente l&#8217;autostima ed il senso di efficacia personale, rendendola ancora pi\u00f9 insicura e vulnerabile al panico.<br \/>\nIl DAP\u00a0 insorge prevalentemente dopo un lutto, un licenziamento, una rottura affettiva, dopo un aumento di responsabilit\u00e0, dopo un trasloco o comunque dopo un momento in cui la persona per qualche motivo si \u00e8 sentita pi\u00f9 debole, fragile e vulnerabile, e ora crede di essere in balia della sua ansia, non in grado di controllarla in quanto debole.<br \/>\nPrima si decide di curare il disturbo e meglio \u00e8, in quanto pi\u00f9 si radica l&#8217;evitamento e gli schemi comportamentali che ci stanno dietro, e pi\u00f9 si possono aggiungere comorbilit\u00e0 come la depressione o l&#8217;agorafobia, e le limitazioni alla vita quotidiana.<br \/>\nAttraverso la Terapia Cognitivo Comportamentale questo disturbo (se presente in maniera isolata), puo&#8217; essere risolto in 10-12 colloqui.<br \/>\nLo scopo della terapia \u00e8 imparare che l&#8217;ansia non \u00e8 un mostro che pu\u00f2 farci del male, ma un&#8217;emozione utile, che ci serve per difenderci dai pericoli, che si impara a gestire e controllare tramite la ristrutturazione cognitiva dei pensieri catastrofici, le esposizioni graduali allo stimolo giudicato pericoloso (ERP) ed imparando a conoscere l&#8217;ansia come emozione non dannosa, ma utile per la nostra vita e assolutamente non pericolosa.<\/p>\n<p>Sonia Dal Ben, Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale Fsp<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP), \u00e8 un problema che affligge il 3% della popolazione, quindi una percentuale molto alta, e si stima inoltre che tutti nella vita, almeno una volta abbiamo provato una sensazione di panico. 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